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Voce del Don

La voce del Don, un articolo settimanale scritto dal Don...

III Domenica di Tempo Ordinario

Quanto durerà la notte?

“Giuda, preso il boccone, uscì subito. Ed era notte” (Gv 13,30). Poche parole per descrivere una scena drammatica: un uomo, ormai in balia dei suoi folli progetti, abbandona Cristo-luce e viene inghiottito dall’oscurità.

L’uomo teme il buio della notte e si rincuora quando scorge i primi segni dell’alba.

Le sentinelle scrutano l’orizzonte, aspettando l’aurora (Sal 130,6); lunghe sono le notti di chi, arso dalla febbre, è angosciato dagli incubi ed è stanco di rigirarsi fino al mattino (Gb 7,3-4).

Attende un raggio di luce anche chi è precipitato nelle tenebre del vizio, della menzogna, dell’ingiustizia; attende un raggio che gli annunci la fine di una dolorosa notte e l’inizio di un nuovo giorno.

Sentinella, quanto resta della notte? – chiede il profeta (Is 21,11). Quanto durerà ancora nel mondo il buio del male e del peccato? Quando gli uomini saranno “liberati dal potere delle tenebre”? (Col 1,13). Paolo invita alla speranza: “ È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino” (Rm 13,11-12). Il conflitto luce-tenebre continua, nell’attesa del giorno senza fine, quando “non vi sarà più notte e non ci sarà più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà” (Ap 22,5).

don Emanuele

 

II Domenica di Tempo Ordinario

Dio: colui che chiama

           Non c’è pagina della Scrittura in cui non compaia in qualche modo il tema della vocazione. “In principio” Dio chiama le creature all’esistenza (Sap 11,25), chiama l’uomo alla vita e quando Adamo si allontana da lui gli chiede: “Dove sei?” (Gn 3,9). Chiama un popolo e lo predilige fra tutti i popoli della terra (Dt 10,14-15); chiama Abramo, Mosè, i profeti e affida loro una missione da portare a compimento, un piano di salvezza da realizzare. Chiama per nome anche le stelle del firmamento ed esse rispondono: “Eccoci!” e gioiscono e brillano di gioia per colui che le ha create (Bar 3,34-35). Comprendere queste vocazioni equivale a scoprire il progetto che Dio ha su ognuna delle sue creature e su ogni uomo. Nessuno e nulla è inutile: ogni persona, ogni essere ha una funzione, un compito da svolgere.

“Dall’Egitto ho chiamato mio figlio” – dichiara il Signore per bocca di Osea (Os 11,1) e Matteo (Mt 2,15) applica questa profezia a Gesù. Sì, anch’egli ha una vocazione: ripartire dalla terra di schiavitù, ripercorrere le tappe dell’esodo, superarne le tentazioni e giungere con tutto il popolo alla libertà.

E la nostra vocazione?

“Dio ci ha chiamati con una vocazione santa ” (2 Tm 1,9), ci ha chiamati “mediante il nostro vangelo, all’acquisizione della gloria del Signore nostro Gesù Cristo” (2 Ts 2,14).

I cammini che conducono a questa meta sono diversi per ciascuno di noi: c’è il cammino di chi è sposato e quello di chi è celibe, c’è il percorso dei sani e dei malati, dei vedovi, dei separati, dei fidanzati… Ciò che importa è ascoltare e scoprire dove Dio vuole condurre ognuno e “camminare in modo degno della vocazione che è stata assegnata” (Ef 4,1). “Angelo del Signore” è chiunque si affianca al fratello e lo aiuta a discernere e a proseguire lungo la via tracciata per lui da Dio.

 

Festa del Battesimo di Gesù

Volle risalire con noi da un abisso

Ai luoghi biblici è legato spesso un significato teologico. Il mare, il monte, il deserto, la Galilea delle genti, la Samaria, il fiume Giordano, le terre al di là del lago di Genezaret sono molto più di semplici indicazioni geografiche (spesso neppure del tutto esatte).

Matteo non specifica il luogo dove è avvenuto il battesimo di Gesù, ma vi allude Giovanni: “Avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando” (Gv 1,28).

La tradizione ha giustamente localizzato l’episodio a Betabàra, il guado dove anche il popolo d’Israele, guidato da Giosuè, ha attraversato il fiume ed è entrato nella Terra promessa.

Nel gesto di Gesù sono dunque presenti richiami espliciti al passaggio dalla schiavitù alla libertà e all’inizio di un nuovo esodo verso la vera Terra promessa.

Betabàra ha anche un altro richiamo, meno evidente, ma altrettanto significativo: i geologi assicurano che questo è il punto più basso della terra (400 m. sotto il livello del mare).

La scelta di iniziare da lì la vita pubblica non può essere casuale.

Gesù, venuto dalle altezze del cielo per liberare l’uomo, è sceso fin nell’abisso più profondo per mostrare che vuole la salvezza di ogni uomo, anche del più derelitto, anche di colui che la colpa e il peccato hanno trascinato in un baratro da cui nessuno può immaginare sia possibile risalire.

Dio non dimentica e non abbandona nessuno dei suoi figli.

Don Emanuele

 

Il Nuovo Anno

Carissimi fratelli e sorelle della Comunità di Curtarolo!

Oggi, inizio di un nuovo anno, è consuetudine scambiarci gli auguri.

E augurare il bene a qualcuno, significa volergli bene.

Volesse il cielo che tutti gli auguri di questi giorni fossero sinceri! E volesse il cielo che tutti noi, della comunità cristiana, potessimo scambiarci l'augurio sincero di un buon anno! Significherebbe che più nessuno, nella nostra comunità guarda agli altri con sospetto, ma ognuno guarda agli altri in atteggiamento di solidarietà, di fraternità, di cordialità.

Volesse il cielo che tutti gli auguri che vengono scambiati oggi, nella nostra comunità, fossero sinceri.

Significherebbe girar pagina sul serio nelle nostre relazioni interpersonali, un nuovo modo di vivere tra di noi, nel rispetto, nella stima e nell'aiuto reciproco; significherebbe svolgere opera di rasserenamento attorno a noi, eliminando prima di tutto dalla nostra faccia i tratti dell'aggressività, le ombre dei risentimenti, la durezza, le ripugnanze.

Possibile tutto questo? Sì, ma dipende da noi! Unicamente da noi!

Tutti dobbiamo fare un passo avanti! Tutti dobbiamo cambiare un po', magari tacere un po' di più, pensare agli altri con un po' più di bontà o semplicemente di rispetto!

Non si tratta di augurarci buon Anno: auguriamo noi al nuovo anno gente buona, cristiani migliori nella nostra comunità, vita familiare all'insegna dell'armonia, rapporti tra persone più pacifici.

Il nuovo anno non desidera altro che essere nuovo: dobbiamo solamente permetterglielo e darci da fare in tal senso.

Buona settimana a tutti!

Don Emanuele

 

Festa di Natale

Dio ha rivelato la sua giustizia

           Fin dai suoi inizi, la storia dell’umanità – ci dice la Bibbia – è stata un susseguirsi di peccati. Già al capitolo 6 del libro della Genesi l’autore sacro, con un audace antropomorfismo, afferma: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo” (Gn 6,5-6).

Nella pienezza dei tempi, Dio è intervenuto per fare giustizia o, come dice il Salmo responsoriale propostoci oggi dalla liturgia, per rivelare agli occhi dei popoli la sua giustizia.

Noi conosciamo una sola giustizia, quella forense, quella retributiva amministrata dai giudici nei tribunali dove si comminano castighi proporzionati alle colpe commesse. Non è questa la giustizia di Dio. “Egli è Dio e non un uomo” (Os 11,9). Al peccato non risponde con ritorsioni e vendette, ma dando la maggior prova del suo amore, donando al mondo suo Figlio.

Una certa teologia del passato ha applicato sconsideratamente a Dio la nostra giustizia e lo ha presentato come un giustiziere. Ne è nato un cristianesimo dispensatore di paura, non annunciatore del Regno che è “giustizia, pace e gioia” (Rom 14,17).

Nel Natale Dio manifesta l’immensità del suo amore incondizionato. Questa è la sua giustizia. Tutti i popoli sono invitati a contemplarla con stupore e a lasciarsi liberare dalla paura perché “nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore” (1 Gv 4,18).

Buon Natale a tutti!

Don Emanuele

 

IV° Domenica di Avvento

GESU', IL DIO CON NOI

Il figlio della vergine Maria ha un doppio nome: quello usato dai suoi contemporanei – Gesù, colui che libera dai peccati – e quello che gli attribuisce l’evangelista Matteo – Emmanuele, Dio con noi.

La prima grande eresia venne introdotta da un brillante dialettico del IV secolo, Apollinare di Laodicea: sosteneva che Gesù aveva sì un corpo umano, ma non un’anima come la nostra. Temeva che, accordandogli una piena umanità, ne uscisse offuscata la sua divinità. Gli faceva un grave torto: lo allontanava dal nostro mondo, dalla nostra condizione; gli sottraeva il secondo nome, quello di Emmanuele.

Nell’espressione di Giovanni la Parola si è fatta carne (Gv 1,14), il termine carne non indica solo la corporeità, ma tutto l’essere umano inteso nel suo aspetto di debolezza, di fragilità, di limiti che derivano dal fatto di essere creatura.

In Maria, l’Unigenito del Padre non si è soltanto rivestito di muscoli, ma si è inserito pienamente nella nostra condizione umana.

Ha provato i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre passioni; ha sperimentato le gioie degli affetti e la delusione dei tradimenti; ha condiviso le nostre ansie, i nostri dolori e le nostre umiliazioni, la nostra ignoranza, la nostra soddisfazione nell’apprendere e anche la nostra paura di fronte alla morte.

Non si è unito a un “vero corpo”, ma è divenuto “realmente uomo”, in tutto come noi, tranne che nel peccato. Per questo è Emmanuele, Dio con noi.

Don Emanuele

 
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